Alcuni numeri di Torino e della sua sanità


890000

Abitanti residenti a Torino

34

Quartieri torinesi

18

Ospedali e Presidi Ospedalieri principali

20

Cliniche e Case di Cura private


Caffeina

La caffeina può prevenire la demenza, stimolando la produzione di enzimi protettivi.

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La ricerca sul cancro può imparare dalla strategia militare

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La scorsa estate un ricercatore svedese ha letto un libro di storia, ed è stato colpito dalla somiglianza fra l'evoluzione del cancro e quella delle insurrezioni.

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I ricercatori hanno fatto grandi progressi in materia di farmaci che utilizzano le nanotecnologie

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Una nuova ricerca ha fatto compiere un passo avanti nella comprensione delle nanoparticelle e di come possano essere meglio impiegate per la produzione di farmaci.

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Nuove scoperte riguardanti i neuroni inibitori della corteccia cerebrale

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Le reti costituite da molti tipi di neuroni, compresi alcuni che inviano segnali eccitatori, aumentano la probabilità di attivazione di altri neuroni; alcuni di essi inviano segnali inibitori, che fanno poi diminuire questa probabilità.

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Nuove tecnologie in fatto di rilevamento di batteri alimentari e delle acque

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L'intossicazione alimentare è un flagello, ed impedirla totalmente non è per niente facile. Tuttavia, in un nuovo studio, alcuni scienziati riferiscono che stanno portando a termine la realizzazione di una combinazione fra una carta di colore cangiante e l'analisi elettrochimica.

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Il bere moderato è associabile ad una diminuzione di alcuni fattori di rischio delle malattie cardiovascolari

 

 

In base ai risultati ottenuti da un ampio studio riguardante le persone adulte del Regno Unito, si è rilevato che la pratica di bere moderatamente bevande alcoliche è associabile ad un rischio minore di contrarre alcune malattie cardiovascolari, ma non tutte. Questa constatazione suggerisce di avere un approccio più sfumato per quanto riguarda il ruolo dell'alcol nelle prevenzione delle malattie cardiovascolari. Quando si dice "bere in maniera moderata", ovviamente, non ci si riferisce all'essere astemi oppure bevitori pesanti. Nel Regno Unito, l'espressione "bere moderato" significa l'assunzione di non più di 14 unità di alcol a settimana, corrispondenti a 112 grammi.

Per contestualizzare il tutto, un'unità di alcol è all'incirca contenuta in una mezza pinta di birra di gradazione alcolica ordinaria, o di sidro al 3,6% o di un bicchierino di alcolico "da pub" dal volume di 25 ml. In un bicchiere piccolo di 125 ml c'è un'unità e mezza di alcol, come in un bicchiere di vino di gradazione pari al 12%. Tuttavia, c'è un crescente scetticismo riguardo a queste osservazioni, con alcuni esperti che sottolineano che vi sono alcune carenze nelle prove. Ad esempio, il raggruppamento di non bevitori con ex-bevitori, che possono aver smesso di bere a causa di cattive condizioni di salute. In base a questo, i ricercatori dell'Università di Cambridge e dell'University College di Londra hanno cercato d'indagare riguardo all'associazione fra il consumo di alcol e 12 malattie cardiovascolari, analizzando le cartelle cliniche elettroniche di 1,93 milioni di adulti britannici sani. Tutti i partecipanti erano liberi da malattie cardiovascolari all'inizio dello studio, e i non bevitori sono stati separati dai bevitori occasionali precedenti, per fornire ulteriori informazioni in questo dibattito.

Dopo aver calcolato diversi importanti fattori di rischio, il bere moderato è stato associato ad un rischio minore di evidenza medica di alcune malattie cardiovascolari, ma non tutte, fra cui l'angina, l'insufficienza cardiaca e l'ictus ischemico, rispetto all'astensione dall'alcol. Tuttavia, gli autori sostengono che non sarebbe saggio incoraggiare le persone a bere per ridurre il rischio cardiovascolare, rispetto a modi più sicuri di farlo, come aumentare l'attività fisica e smettere di fumare. Il bere pesante, cioè superiore ai limiti raccomandati, ha invece dimostrato un aumento del rischio di alcune malattie, fra cui l'insufficienza cardiaca, l'arresto cardiaco e l'ictus ischemico, ma non l'infarto e l'angina. Anche in questo caso, gli autori spiegano che questo non significa che i bevitori pesanti non avranno un attacco di cuore in futuro, solo che sono meno propensi ad avere questa patologia come prima diagnosi, rispetto ai bevitori moderati.

Si tratta di uno studio osservazionale, quindi non è possibile ottenere delle conclusioni definitive per quanto riguarda la meccanica di causa ed effetto. Oltre a questo, gli autori indicano che tale ricerca presenta alcune limitazioni. Tuttavia, questa è la prima volta che tale associazione è stata studiata su larga scala, e queste scoperte hanno implicazioni per quanto riguarda la consulenza al paziente, la comunicazione nella salute pubblica e gli strumenti di previsione delle malattie. In un editoriale collegato a questo studio, i ricercatori della Harvard Medical School e della Johns Hopkins School of Public Health, negli Stati Uniti, dicono che questo studio "non offre una visuale concretamente valida, riguardo all'associazione fra alcol consumato entro i limiti raccomandati ed il rischio di malattie cardiovascolari". L'articolo, tuttavia, si conclude in questo modo: "Questo lavoro, però, pone le basi per degli studi sempre più grandi e più sofisticati, che tenteranno di sfruttare il flusso di dati di grandi dimensioni per ottenere un flusso di risultati utili, affidabili e imparziali, in grado di dare informazioni per la salute pubblica, le cure cliniche e la direzione della ricerca futura."


Una nuova tecnica utilizza le cellule staminali per produrre milioni di cellule cerebrali e muscolari umane in pochi giorni

 

 

Un gruppo di scienziati ha messo a punto una nuova tecnica che semplifica la produzione di cellule del cervello e dei muscoli umane, che permette di generare milioni di cellule funzionali in pochi giorni. Questi risultati aprono una porta alla produzione di una varietà di nuovi tipi di cellule per studiare diverse malattie, e questo non poteva essere fatto prima. Queste cellule staminali vengono coltivate e specializzate per diventare neuroni e cellule muscolari o miociti, utilizzando una nuova tecnica chiamata OPTi-OX, che ne permette la crescita in pochi giorni anziché in mesi. Il metodo OPTi-OX può essere utilizzato per produrre molti tipi di cellule, che prima non era possibile coltivare.

I ricercatori del Wellcome Trust Sanger Institute ed i loro collaboratori dell'Università di Cambridge hanno realizzato questa nuova tecnica, che semplifica la produzione di cellule cerebrali e muscolari umane. I risultati di questi esperimenti, pubblicati su Stem Cell Reports, aprono la porta alla produzione di vari tipi di cellule, come si è detto. Le cellule staminali umane pluripotenti permettono di produrre qualsiasi tessuto, compresi quelli piuttosto difficili da generare in laboratorio, come ad esempio le cellule cerebrali. Queste ricerche e l'utilizzo di cellule staminali hanno un enorme potenziale per lo studio dello sviluppo del corpo umano, nonché un forte impatto per quanto riguarda la cura di diverse malattie, come il cancro, il morbo di Alzheimer, la sclerosi multipla e le malattie cardiache.

In un essere umano, una singola cellula cerebrale impiega da nove a dodici mesi per svilupparsi pienamente. Per produrre cellule cerebrali con i metodi attuali, occorrono da tre a venti settimane, fra materia grigia (neuroni) e sostanza bianca (oligodendrociti) da cellule staminali pluripotenti attivate. Tuttavia, queste metodologie sono complesse e richiedono tempo, e spesso producono una popolazione mista di cellule. La nuova tecnologia OPTi-OX ottimizza l'attivazione di determinati geni nelle cellule staminali umane. Gli scienziati hanno utilizzato la tecnica OPTi-OX per produrre milioni di cellule quasi tutte identiche nel giro di pochi giorni. Oltre a neuroni, oligodendrociti e cellule muscolari, la tecnica OPTi-OX può essere impiegata per produrre altri tipi di cellule con una purezza senza precedenti, in un breve lasso di tempo.

Per produrre i neuroni, gli oligodendrociti e le cellule muscolari, gli scienziati hanno modificato il DNA delle cellule staminali. Attivando dei geni selezionati, le cellule staminali vengono "riprogrammate" per generare una popolazione grande e quasi pura di cellule identiche. La capacità di produrre le cellule desiderate e la loro velocità di sviluppo sono due grandi vantaggi, rispetto ad altri metodi. Questa nuova tecnica può essere utile anche per la scoperta di nuovi farmaci, senza contare altre applicazioni potenzialmente terapeutiche in cui sono necessarie grandi quantità di cellule.

Un autore dello studio, il Dott. Ludovic Vallier del Wellcome Trust Sanger institute, ha detto: "Ciò che è veramente interessante è che abbiamo bisogno di cambiare solo un paio di ingredianti, i fattori di trascrizione, per produrre l'esatto tipo di cellule che volevamo in meno di una settimana. I fattori di trascrizione possono convertire le cellule staminali direttamente nelle cellule desiderate, ed in questo modo si bypassa lo sviluppo e si abbrevia il processo." La metodologia OPTi-OX ha applicazioni in vari progetti, fra cui la possibilità di generare nuovi tipi di cellule che possono essere rilevate dallo Human Cell Atlas. La capacità di produrre cellule umane così rapidamente significa che il nuovo metodo faciliterà ulteriori ricerche.

L'autore principale dello studio, il Dott. Daniel Ortmann dell'Università di Cambridge, ha dichiarato: "Quando riceveremo molte nuove informazioni riguardanti la scoperta di nuove cellule da progetti su larga scala, come lo Human Cell Atlas, saremo in grado di applicare questo metodo per produrre qualsiasi tipo di cellula del corpo, ma in un piattino." Il Dott. Mark Kotter ha riferito: "I neuroni prodotti in questo studio sono già in uso per comprendere lo sviluppo e le funzioni del cervello. Questo metodo apre la porta alla produzione di tutti i tipi di cellule di tessuti di difficile accesso, in modo da poter migliorare la nostra comprensione delle malattie e la risposta di questi tessuti a nuovi tipi di terapie."


Uno studio mette alla prova la teoria delle "tre cause" dell'autismo

 

 

Una predisposizione genetica per l'autismo, unitamente allo stress, può avere un effetto più dannoso sui ragazzi che sulle ragazze? Negli esperimenti con i topi, alcuni ricercatori hanno trovato la prova che i tre fattori geni, ambiente e sesso lavorano insieme producendo problemi d'interazione sociale, uno dei segni distintivi dell'autismo.

Da quando venne documentato il primo caso di autismo negli Stati Uniti, nel 1938, le cause di questo disturbo sono rimaste sfuggenti. Centinaia di geni, così come l'ambiente, sono ritenuti implicati in questo tipo di disfunzione cerebrale. Il sesso sembra anche avere a che fare con questa malattia: circa l'80% dei bambini che hanno avuto una diagnosi di autismo sono ragazzi. Tutto ciò ha catturato l'attenzione di Donald W. Pfaff della Rockefeller University. Pfaff è un neurobiologo che studia gli effetti degli ormoni sessuali e le differenze nel cervello fra maschio e femmina, e si è chiesto se la mascolinità potesse in qualche modo ampliare i fattori di rischio genetici ed ambientali di questa malattia.

In collaborazione con alcuni colleghi specializzati in neurologia infantile e psicologia, Pfaff ha proposto la teoria "three-hit" o "tre-colpi" dell'autismo, la quale suggerisce che una predisposizione genetica, in combinazione con lo stress precoce, è più dannosa per i ragazzi rispetto alle ragazze, e porta ad una maggiore probabilità di produrre i problemi d'interazione sociale caratteristici dei disturbi autistici. Ora, una squadra nel suo laboratorio ha trovato delle prove, nei topi, a sostegno di questa teoria.

Il Dott. Pfaff, responsabile del Laboratorio di Neurobiologia e Comportamento della Rockefeller University, ha affermato: "Insieme, questi tre colpi - geni, ambiente e sesso - si sommano l'uno all'altro, in modo tale che il loro effetto combinato sul comportamento è molto più grande della somma di ciascuno dei tre considerato individualmente." Pfaff ed i suoi colleghi hanno formulato la teoria dei "tre colpi" sulla base di studi effettuati sugli animali, i quali suggeriscono che l'ormone maschile testosterone può sensibilizzare il cervello in via di sviluppo allo stress, in un modo che può portare all'isolamento sociale, una caratteristica comportamentale dell'autismo. I topi, come gli esseri umani, sono animali sociali, e negli esperimenti di questi ricercatori, descritti negli Atti della National Academy of Sciences, la squadra di Pfaff ha osservato i topi maschi per vedere se erano più inclini a problematiche di risposta sociali rispetto alle femmine, quando gli altri due fattori di rischio erano presenti.

La teoria e questi esperimenti si concentrano sull'aspetto primario dei disturbi dello spettro autistico, ossia i problemi sociali, ma ce ne sono altri. Oltre all'isolamento sociale, l'autismo è associato ad una difficoltà di comunicazione, così come ad un numero limitato d'interessi. Per ottenere un successo dal punto di vista dei fattori genetici, un team guidato da Sara Schaafsma, sono stati utilizzati dei topi privi di un gene che è frequentemente mutato in persone con diagnosi di autismo. Per sottoporre allo stress dei topi non ancora nati, i ricercatori hanno indotto il sistema immunitario delle loro madri in gravidanza a reagire come se gli animali fossero sotto attacco da parte di batteri.

I ricercatori hanno poi testato il comportamento sociale di questi topi in una serie di esperimenti. La prova più convincente per la teoria dei "three-hit" proviene da un test di riconoscimento sociale. La maggior parte degli animali, anche quelli con due fattori di rischio, ha mostrato di riconoscere un topo visto più volte in precedenza. Solo i topi con tutti e tre i fattori di rischio, ossia quelli di sesso maschile, geneticamente predisposti all'autismo e sottoposti a stress ancora nel ventre materno, sembravano incapaci di riconoscere dei loro simili già visti più volte in precedenza.

Successivamente, i ricercatori hanno cercato dei cambiamenti molecolari all'interno dei cervelli di questi roditori, che potrebbero spiegare le loro differenze di comportamento. Hanno trovato un aumento dell'espressione di un gene che aiuta a dare il via alle risposte allo stress, in una regione del cervello chiamata ippocampo sinistro. Con l'aiuto del laboratorio di C. David Allis, hanno cercato delle alterazioni chimiche nella formazione del DNA che potrebbero spiegare l'incremento dell'attività di questi geni. Questo sforzo ha rivelato un particolare cambiamento chimico nel nucleo delle cellule nervose, che incoraggia l'espressione dei geni rilevanti nella risposta allo stress.

Pfaff ha affermato: "I disturbi dello sviluppo neurologico, fra cui l'autismo, sono spesso attribuiti ad un'interazione fra la 'natura' genetica ed il 'nutrimento' ambientale. Il nostro lavoro indica che il sesso maschile è una componente importante di questa dinamica, almeno per un aspetto importante dell'autismo. Con la raccolta di una serie di prove, abbiamo iniziato a scoprire un meccanismo molecolare che si attiva quando sono presenti i 'tre colpi', alterando la socialità."


ASL Città di Torino - La genesi di una fusione

 

 

Nel mese di luglio dell'anno 2016, la Giunta Regionale del Piemonte aveva approvato la delibera che proponeva l'unificazione dell'ASL TO1 e dell'ASL TO2 in un'unica Azienda Sanitaria Locale, in seguito chiamata ASL Città di Torino. Il 10 novembre dello stesso anno, il Dott. Valerio Fabio Alberti, che all'epoca era direttore generale dell'ASL TO2, aveva già pronto un progetto da mostrare al Consiglio Regionale ed al Consiglio Comunale di Torino, riuniti in seduta congiunta.

Il progetto di fusione delle due ASL torinesi in un'unica entità è stato in seguito approvato, e dal primo gennaio dell'anno 2017 la nuova ASL unificata è ufficialmente attiva, anche se l'atto aziendale dovrebbe essere pronto entro il mese di giugno del'anno 2017, dopo un'analisi da parte del Comune di Torino e delle dieci Circoscrizioni in cui è attualmente suddivisa questa città. Ad ogni modo, non si tratta solo di sanità, anche se questo è senza dubbio un primo passo. L'Assessore Antonio Saitta ha infatti affermato che altre Regioni stanno iniziando a muoversi, battendo il sentiero degli accorpamenti fra entità statali o parastatali, ossia "accreditate", "convenzionate" et similia. Probabilmente, a Torino, nel prossimo futuro si vedranno ulteriori unificazioni. Il documento relativo alla fusione è stato approvato a maggioranza dalla Quarta Commissione. Il Vicepresidente del Consiglio Regionale Nino Boeri (Partito Democratico) ha dichiarato di ritenere necessario un percorso di riorganizzazione dei servizi sanitari, e che questo avrà "utili conseguenze per i cittadini torinesi". Il Consigliere Comunale Marco Grimaldi (SEL) ha affermato che questa unificazione dovrebbe anche essere un'opportunità per capire meglio quali siano gli obiettivi della sanità piemontese, come l'accessibilità ai servizi da parte di tutte le categorie di persone. Tutto il Gruppo SEL ha osservato di voler utilizzare, per il fine sopra indicato, un'analisi del Prof. Costa riguardante la salute e le diseguaglianze fra i cittadini torinesi fruitori delle strutture sanitarie di questa città. Alcune tematiche sul tavolo dovrebbero essere le seguenti: garanzia di mutua per i migranti, lotta al cosiddetto "lavoro povero" ed utilizzo del denaro risparmiato per garantire a tutti di poter usufruire del Servizio Sanitario Nazionale SSN, senza discriminazione alcuna.

 

I Quartieri del Comune di Torino: 1) Centro - 2) Crocetta - 3) Santa Rita - 4) Mirafiori Nord - 5) Borgo San Paolo - 6) Cenisia - 7) Pozzo Strada - 8) Cit Turin - 9) Borgata Lesna - 10) San Donato - 11) Campidoglio - 12) Parella - 13) Borgo Vittoria - 14) Madonna di Campagna - 15) Lucento - 16) Vallette - 17) Barriera di Milano - 18) Regio Parco - 19) Barca - 20) Bertolla - 21) Falchera - 22) Rebaudengo - 23) Villaretto - 24) Aurora - 25) Vanchiglia - 26) Sassi - 27) Madonna del Pilone - 28) San Salvario - 29) Cavoretto - 30) Borgo Po - 31) Nizza Millefonti - 32) Lingotto - 33) Filadelfia - 34) Mirafiori Sud

 

I Consiglieri del Movimento 5 Stelle Davide Bono, Stefania Betzella e Giorgio Bertola hanno posto l'accento sul fatto che, indipendentemente dall'utilità di questo accorpamento, la discussione è stata "portata avanti con particolare fretta". Il loro commento è stato il seguente: "Siamo un’Assemblea in cui gli spazi di dibattito sono ridotti al lumicino; è bene chiarire che non siamo disposti a compiere atti di fede e che dal primo gennaio del 2016 il Consiglio dev'essere messo a parte di tutte le decisioni che riguardano la Regione." Hanno aggiunto inoltre: "Resteremo vigili, affinché questa fusione non comporti penalizzazioni per i cittadini torinesi, a fronte di risparmi esigui e poco chiari." In effetti, di questi tempi, l'utilità dei risparmi in fatto di entità statali e parastatali è fuori di ogni dubbio. Tuttavia, occorre anche riflettere sul fatto che a volte, purtroppo, gravi eventi "imprevisti" come gli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia dal 18 gennaio 2016 al 25 ottobre dello stesso anno, possono causare danni per cifre di gran lunga superiori ai possibili risparmi effettuati da manovre più o meno grandi in ambito di riassestamento amministrativo ed organizzativo degli apparati statali e di tutto quanto è ad essi connesso. In pratica, i terremoti dello scorso anno hanno causato in Italia danni per ben 23,5 miliardi di euro, come comunicato dal Dipartimento della Protezione Civile all'Unione Europea a metà febbraio del 2017.

Sempre parlando di questa fusione, che è ormai una realtà, i Consiglieri del Partito Democratico Andrea Appiano, Paolo Allemanno e Nadia Conticelli hanno definito tale unificazione "un piano coerente con il processo di razionalizzazione in atto, che va in direzione dell’integrazione e del completamento del sistema sanitario esistente perché non prevede tagli ma una migliore ridistribuzione della spesa." Tuttavia, i Consiglieri di Forza Italia Gian Luca Vignale e Claudia Porchietto hanno avuto delle perplessità riguardanti il rischio di "creare la più grande ASL del Piemonte per presidi ospedalieri, numero di abitanti e complessità di situazioni da gestire, senza mettere mano all’organizzazione ospedaliera."

 

 

L'Assessore Antonio Saitta ha dichiarato che ci saranno dei cambiamenti inerenti gli acquisti, i laboratori dove vengono effettuate le analisi chimiche e biologiche e le relazioni fra gli ospedali. Il risparmio principale dovrebbe derivare dalla liberazione di un certo numero di locali, in vista di un potenziamento dell'assistenza territoriale, per una somma di circa cinquecentomila euro l'anno relativa ai canoni di locazione. Saitta ha riferito che a Torino c'è una pressione eccessiva sui servizi d'urgenza e sui Pronto Soccorso. Per questo motivo le Case della Salute avranno un'importanza notevole, con i loro servizi di guardia medica e diagnostici di tipo ambulatoriale. I fabbricati che saranno utilizzati per questo fine sono il Valdese, l'Oftalmico ed il Maria Adelaide, ossia gli ospedali che hanno cessato le loro attività o in via di dismissione. In tali strutture sanitarie lavoreranno anche infermieri e medici specialisti, questi ultimi probabilmente a turnazione settimanale. Altri aspetti riguardanti la nuova ASL Città di Torino sono i seguenti: potenziamento e trasformazione dei servizi riguardanti le cure palliative e domiciliari, una maggiore integrazione fra le strutture sanitarie e l'attivazione di un unico dipartimento di continuità assistenziale per adulti ed anziani, con presa in carico di questi pazienti dopo la fase acuta di varie patologie. In totale, ci saranno quattro distretti con tre Ospedali: Maria Vittoria, San Giovanni Bosco e Martini, quindici Poli Ambulatoriali Territoriali e sei RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali). L'Attuale Ospedale Amedeo di Savoia, Centro di Riferimento d'eccellenza per la malattie infettive, diventerà un Polo Territoriale dove saranno presenti vari ambulatori, il SERT (Servizio per le Tossicodipendenze) ed una RSA. L'Oftalmico ed il Valdese diventeranno dei Poliambulatori o, più precisamente, delle Case della Salute, come sopra descritto.

Secondo i Sindacati di Base, tuttavia, una sola ASL in Torino rischia, al contrario, di penalizzare alcuni servizi territoriali, che hanno già subito dei tagli consistenti in questi ultimi anni. Nel loro sito web si afferma inoltre che il fatto che "nessuno verrà licenziato" non è tanto un'espressione di conforto, quanto "una frase che umilia i lavoratori, che hanno in genere più di cinquant'anni, e che sono sottoposti a turni massacranti." Si legge inoltre che "L'erogazione dei Servizi per la Salute dei cittadini è un diritto, non una gentile concessione di qualcuno che dovrebbe invece pensare ad una seria politica di assunzioni", dal momento che ci sono gravi carenze di personale in molti settori ed a tutti i livelli, sia dal punto di vista sanitario sia per quanto concerne le posizioni amministrative. Speriamo dunque che, indipendentemente dai "risparmi" piccoli o grandi, la nuova ASL Città di Torino possa essere il punto di partenza di un miglioramento della qualità della vita della cittadinanza torinese e degli operatori sanitari in generale.

 


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Principali Strutture Sanitarie : ASL Città di Torino Città della Salute e della Scienza Ospedale Cottolengo Ospedale Mauriziano Ospedale Gradenigo

Città della Salute e della Scienza